Banner sfondo 2 I VIAGGI DI AGATA - 060917

undramma151217Molfetta. Forte come un pugno nello stomaco, vero come la realtà, drammatico come la vita di tanta povera gente, realistico come un moderno dramma che alla fine ti fa pensare e riflettere sull’umanità e il destino di alcuni uomini. Stiamo parlando dello spettacolo: “ULISSE - Storia clandestina di un migrante regolare” andato in scena presso la Madonna dei Martiri nell’ambito degli appuntamenti programmati per il cartellone delle festività natalizie.

Da segnalare una intensa interpretazione, da meritare un lunghissimo e meritato applauso, per la bravura della recitazione e per come si è calato nei panni del personaggio, di Edoardo Siravo, attore consumato di teatro, ma anche di tante fiction e film di successo.

E’ stato quindi un privilegio, peccato che l’iniziativa era stata poco diffusa, vista la bellezza dello spettacolo e il calibro dell’attore, assistere a questo dramma moderno, tratto dalla realtà: i viaggi dei disperati che fuggono per la guerra e la fame, lasciando le loro terre e andando spesso incontro a un destino di morte.

Siravo infatti ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti prestigiosi ed è stato per molti anni docente dell'Accademia d'Arte Drammatica della Calabria e del Conservatorio Teatrale di Roma. Svolge inoltre l'attività di doppiatore; ha prestato la sua voce, tra gli altri, a Gérard Depardieu, Christopher Reeve, Michael Keaton, Jeremy Irons e molti altri.

Con la sua bravura ha reso al meglio il progetto di Giovanni De Feudis che ha creato questo parallelismo fra l’ Ulisse della mitologia e i nuovi “Ulisse”, quanto mai calzante ed appropriato.

Ulisse cercava di ritornare alla sua terra compiendo un viaggio avventuroso loro, i moderni naufraghi, invece scappano.

Come Ulisse non si ferma davanti ai pericoli, le insidie, le minacce che si frappongono fra il suo nobile proposito e l’amata Itaca, così questi “disperati” non si fermano davanti a nulla: viaggi interminabili, fame, sete, sonno, privazioni e spesso la morte.

Anche oggi a distanza di millenni, gli stessi mari ingoiano vite umane di persone alla ricerca disperata di una vita migliore, come ha illustrato ad inizio serata De Feudis. Non è cambiato quindi nulla, è la triste constatazione.

Stessi desideri, stessi propositi, stessi sogni, stesse paure, stessi inganni, stesse sofferenze, stessi lutti.

Una sola differenza: Ulisse sfida tutto e tutti per far ritorno a casa.

Aziz ,questo il nome dell’eroe protagonista dello spettacolo, dopo 2800 anni sfida tutto e tutti per scappare da casa.

Non certo una differenza trascurabile. Al contrario, una differenza raccapricciante, che ti prende allo stomaco. Che fa schifo. Che ti fa vergognare di essere uomo.

Oltre a Siravo, lo spettacolo è stato ulteriormente arricchito da un pianista e da un quartetto d’archi che hanno reso ancora più drammatica l’atmosfera.

Lo spettatore ha vissuto con Aziz il dramma del suo nascondersi, i morsi della fame, la disperazione, la felicità dell’innamoramento, la paura, la speranza in un futuro migliore, la sua voglia di emergere e diventare scrittore, il viaggio interminabile fino alla tragica fine, la sua come quella di tanti giovani che lasciano i loro Paesi e finiscono inghiottiti dalle onde.

Una tragedia che a distanza di millenni si ripete.

Paola Copertino


undramma151217Molfetta. Forte come un pugno nello stomaco, vero come la realtà, drammatico come la vita di tanta povera gente, realistico come un moderno dramma che alla fine ti fa pensare e riflettere sull’umanità e il destino di alcuni uomini. Stiamo parlando dello spettacolo: “ULISSE - Storia clandestina di un migrante regolare” andato in scena presso la Madonna dei Martiri nell’ambito degli appuntamenti programmati per il cartellone delle festività natalizie.

Da segnalare una intensa interpretazione, da meritare un lunghissimo e meritato applauso, per la bravura della recitazione e per come si è calato nei panni del personaggio, di Edoardo Siravo, attore consumato di teatro, ma anche di tante fiction e film di successo.

E’ stato quindi un privilegio, peccato che l’iniziativa era stata poco diffusa, vista la bellezza dello spettacolo e il calibro dell’attore, assistere a questo dramma moderno, tratto dalla realtà: i viaggi dei disperati che fuggono per la guerra e la fame, lasciando le loro terre e andando spesso incontro a un destino di morte.

Siravo infatti ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti prestigiosi ed è stato per molti anni docente dell'Accademia d'Arte Drammatica della Calabria e del Conservatorio Teatrale di Roma. Svolge inoltre l'attività di doppiatore; ha prestato la sua voce, tra gli altri, a Gérard Depardieu, Christopher Reeve, Michael Keaton, Jeremy Irons e molti altri.

Con la sua bravura ha reso al meglio il progetto di Giovanni De Feudis che ha creato questo parallelismo fra l’ Ulisse della mitologia e i nuovi “Ulisse”, quanto mai calzante ed appropriato.

Ulisse cercava di ritornare alla sua terra compiendo un viaggio avventuroso loro, i moderni naufraghi, invece scappano.

Come Ulisse non si ferma davanti ai pericoli, le insidie, le minacce che si frappongono fra il suo nobile proposito e l’amata Itaca, così questi “disperati” non si fermano davanti a nulla: viaggi interminabili, fame, sete, sonno, privazioni e spesso la morte.

Anche oggi a distanza di millenni, gli stessi mari ingoiano vite umane di persone alla ricerca disperata di una vita migliore, come ha illustrato ad inizio serata De Feudis. Non è cambiato quindi nulla, è la triste constatazione.

Stessi desideri, stessi propositi, stessi sogni, stesse paure, stessi inganni, stesse sofferenze, stessi lutti.

Una sola differenza: Ulisse sfida tutto e tutti per far ritorno a casa.

Aziz ,questo il nome dell’eroe protagonista dello spettacolo, dopo 2800 anni sfida tutto e tutti per scappare da casa.

Non certo una differenza trascurabile. Al contrario, una differenza raccapricciante, che ti prende allo stomaco. Che fa schifo. Che ti fa vergognare di essere uomo.

Oltre a Siravo, lo spettacolo è stato ulteriormente arricchito da un pianista e da un quartetto d’archi che hanno reso ancora più drammatica l’atmosfera.

Lo spettatore ha vissuto con Aziz il dramma del suo nascondersi, i morsi della fame, la disperazione, la felicità dell’innamoramento, la paura, la speranza in un futuro migliore, la sua voglia di emergere e diventare scrittore, il viaggio interminabile fino alla tragica fine, la sua come quella di tanti giovani che lasciano i loro Paesi e finiscono inghiottiti dalle onde.

Una tragedia che a distanza di millenni si ripete.

Paola Copertino

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