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strategie081117Molfetta. ‘Siamo alle prime battute della campagna olearia 2017 – 2018 che si presenta molto interessante rispetto alla precedente e visto che la nostra associazione punta molto sull’assistenza ai soci e sulla qualità, la sostenibilità e la certificazione di prodotto abbiamo deciso di organizzare questo evento informativo aperto a tutti gli attori della filiera’. Con queste considerazioni Franco Guglielmi, presidente di Assoproli Bari ha aperto i lavori del convegno ‘Strategie e creazione del giusto valore per l’olio extravergine d’oliva pugliese di qualità’, svoltosi al Parco dei Principi Hotel Congress & SPA - Bari Italia, promosso dall’Assoproli Bari, con l’obiettivo di individuare un percorso di sviluppo per riposizionare gli extra vergini di qualità. ‘Anche i più recenti dati riguardanti la produzione dell’olio di oliva pugliese – ha aggiunto Guglielmi - sono positivi. Purtroppo ancora oggi sul mercato ci sono oli Igp toscani che sono venduti più e meglio degli oli pugliesi a Denominazione di Origine protetta. L’impegno di Assoproli è quello di continuare ad aiutare gli operatori olivicoli pugliesi, in primis i soci, a superare il problema atavico legato alla scarsa capacità di comunicare, promuovere e commercializzare, nel modo migliore, il prodotto’.

Negli ultimi anni l’olivicoltura - ha dichiarato Giacomo Carreras, neo presidente dell’Ordine degli Agronomi di Bari – non è più considerata coltura marginale, tant’è vero che anche nel PSR Puglia 2014-2020 è indicata come una locomotiva di tutto il settore agricolo. Il livello della qualità raggiunto dall’extravergine pugliese, anche grazie all’operato degli agronomi, è altissimo, dispiace constatare che spesso viene disconosciuto anche in ambito locale’.

L’olio italiano costa un po’ di più degli altri ma ha una sua tracciabilità – ha sottolineato Francesco Paolo Fanizzi, docente al Dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche ed ambientali dell’Università del Salento - purtroppo noi pugliesi siamo in Italia quelli che lo vendono a prezzi bassi e quindi è giusto che si recuperi questo gap con le altre regioni italiane. Il mercato mondiale dell’olio è in crescita così come la produzione, ma non tutti gli oli hanno le stesse caratteristiche organolettiche dei nostri che si presentano molto variegati e tutti di ottimo livello e, quindi, meritevoli di essere valorizzati. Per questi motivi all’Università del Salento abbiamo messo a punto metodi per garantire la tracciabilità che si basano sulla creazione di database scientifici’.

Sul tema è intervenuto anche il presidente del Cno - Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo, il quale, lanciando un allarme sulle importazioni di olio extracomunitario durante la campagna, a evidenziato l’estrema importanza della tracciabilità degli oli extra vergini pugliesi e dell’applicazione di tutti gli strumenti che garantiscano ai consumatori la corretta informazione, su basi scientifiche, della provenienza degli oli.

L’Italia firma il 15% dell’intera produzione mondiale dell’olio d’oliva, la Puglia circa la metà della produzione nazionale – ha evidenziato Tiziana Sarnari, componente dell’Unità operativa Studi e Analisi della Direzione Servizi per lo Sviluppo rurale dell’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) . In ambito internazionale noi non possiamo competere sui costi di produzione perché abbiamo una struttura produttiva più articolata di quella dei Paesi competitor e quindi dobbiamo costruire valore puntando su altri fattori, come la qualità. Bisogna capire come farla e cosa significa, ad esempio, per la Puglia avere 5 Dop e soprattutto che valore hanno queste Denominazioni, visto che a questi numeri non corrispondono quantitativi significativi per andare sui mercati con masse critiche che facciano parlare della Puglia. L’Italia importa olio perché ne esporta molto e ne consuma più di quello che produce. Demonizzare le importazioni non è corretto.’

Negli ultimi mesi – ha affermato Valentina Cardone, responsabile laboratorio della Chemiservice – abbiamo messo a punto una statistica sugli oli d’oliva prodotti nei Paesi del Mediterraneo. Lo scopo era quello di mettere in evidenza i progressi del mondo oleicolo nazionale. L’indagine ha riservato qualche sorpresa. Una di queste riguarda il livello della qualità, in molti casi significativo, raggiunto dalle produzioni di alcuni Paesi competitor dell’Italia’.

Le certificazioni di qualità – ha detto Luca Valdetara, responsabile divisione Dop e Igp della CSQA - rappresentano un strumento per segmentare il mercato e per creare valore al territorio. L’Italia per numero di denominazioni è il primo Paese al mondo. La Puglia con l’olio vanta 5 denominazioni, quindi si trova in una posizione di vantaggio rispetto alle altre regioni e rispetto ai Paesi europei. Ora per valorizzare al meglio la qualità dei singoli prodotti deve impegnarsi a costruire sinergie tra questi marchi collettivi’.

L’olio italiano a differenza di molti altri – ha sostenuto Pietro Quaranta, direttore dell’ICQRF Italia Sud.Est - è sottoposto ad un sistema dei controlli all’avanguardia che garantisce il consumatore e può rilevarsi un’ulteriore opportunità per gli operatori della filiera olivicola’.

Ed infine, conclude Vito Pellegrino, coordinatore di Assoproli, “Tracciabilità, qualità e certificazione rappresentano eccellenti strumenti per la valorizzazione del nostro olio extra vergine di qualità. Tuttavia, la Puglia con il 49% della produzione di olio italiano e con l’8% di quello mondiale, ha la necessità di fare sistema e di creare valore attraverso la sinergia di tutti gli attori della filiera con il supporto pieno e costante delle istituzioni. Questo l’obiettivo che la O.P. Assoproli porta avanti assistendo quotidianamente i propri associati.

Il convegno è stato moderato da Michele Peragine, presidente dell’AGAP Puglia, Associazione Giornalisti Agroalimentari dellaPuglia.

La parte finale del convegno ha ospitato un dibattito con i rappresentanti di: Collegio dei Periti Agrari, CNO (Consorzio Nazionale Olivicoltori), CIA, Confagricoltura, Agrinsieme, Copagri, Oliveti d’Italia, Co Re Pa Puglia.

La partecipazione al convegno ha previsto il riconoscimento dei CFP per: dottori agronomi, dottori forestali e periti agra.


strategie081117Molfetta. ‘Siamo alle prime battute della campagna olearia 2017 – 2018 che si presenta molto interessante rispetto alla precedente e visto che la nostra associazione punta molto sull’assistenza ai soci e sulla qualità, la sostenibilità e la certificazione di prodotto abbiamo deciso di organizzare questo evento informativo aperto a tutti gli attori della filiera’. Con queste considerazioni Franco Guglielmi, presidente di Assoproli Bari ha aperto i lavori del convegno ‘Strategie e creazione del giusto valore per l’olio extravergine d’oliva pugliese di qualità’, svoltosi al Parco dei Principi Hotel Congress & SPA - Bari Italia, promosso dall’Assoproli Bari, con l’obiettivo di individuare un percorso di sviluppo per riposizionare gli extra vergini di qualità. ‘Anche i più recenti dati riguardanti la produzione dell’olio di oliva pugliese – ha aggiunto Guglielmi - sono positivi. Purtroppo ancora oggi sul mercato ci sono oli Igp toscani che sono venduti più e meglio degli oli pugliesi a Denominazione di Origine protetta. L’impegno di Assoproli è quello di continuare ad aiutare gli operatori olivicoli pugliesi, in primis i soci, a superare il problema atavico legato alla scarsa capacità di comunicare, promuovere e commercializzare, nel modo migliore, il prodotto’.

Negli ultimi anni l’olivicoltura - ha dichiarato Giacomo Carreras, neo presidente dell’Ordine degli Agronomi di Bari – non è più considerata coltura marginale, tant’è vero che anche nel PSR Puglia 2014-2020 è indicata come una locomotiva di tutto il settore agricolo. Il livello della qualità raggiunto dall’extravergine pugliese, anche grazie all’operato degli agronomi, è altissimo, dispiace constatare che spesso viene disconosciuto anche in ambito locale’.

L’olio italiano costa un po’ di più degli altri ma ha una sua tracciabilità – ha sottolineato Francesco Paolo Fanizzi, docente al Dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche ed ambientali dell’Università del Salento - purtroppo noi pugliesi siamo in Italia quelli che lo vendono a prezzi bassi e quindi è giusto che si recuperi questo gap con le altre regioni italiane. Il mercato mondiale dell’olio è in crescita così come la produzione, ma non tutti gli oli hanno le stesse caratteristiche organolettiche dei nostri che si presentano molto variegati e tutti di ottimo livello e, quindi, meritevoli di essere valorizzati. Per questi motivi all’Università del Salento abbiamo messo a punto metodi per garantire la tracciabilità che si basano sulla creazione di database scientifici’.

Sul tema è intervenuto anche il presidente del Cno - Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, Gennaro Sicolo, il quale, lanciando un allarme sulle importazioni di olio extracomunitario durante la campagna, a evidenziato l’estrema importanza della tracciabilità degli oli extra vergini pugliesi e dell’applicazione di tutti gli strumenti che garantiscano ai consumatori la corretta informazione, su basi scientifiche, della provenienza degli oli.

L’Italia firma il 15% dell’intera produzione mondiale dell’olio d’oliva, la Puglia circa la metà della produzione nazionale – ha evidenziato Tiziana Sarnari, componente dell’Unità operativa Studi e Analisi della Direzione Servizi per lo Sviluppo rurale dell’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) . In ambito internazionale noi non possiamo competere sui costi di produzione perché abbiamo una struttura produttiva più articolata di quella dei Paesi competitor e quindi dobbiamo costruire valore puntando su altri fattori, come la qualità. Bisogna capire come farla e cosa significa, ad esempio, per la Puglia avere 5 Dop e soprattutto che valore hanno queste Denominazioni, visto che a questi numeri non corrispondono quantitativi significativi per andare sui mercati con masse critiche che facciano parlare della Puglia. L’Italia importa olio perché ne esporta molto e ne consuma più di quello che produce. Demonizzare le importazioni non è corretto.’

Negli ultimi mesi – ha affermato Valentina Cardone, responsabile laboratorio della Chemiservice – abbiamo messo a punto una statistica sugli oli d’oliva prodotti nei Paesi del Mediterraneo. Lo scopo era quello di mettere in evidenza i progressi del mondo oleicolo nazionale. L’indagine ha riservato qualche sorpresa. Una di queste riguarda il livello della qualità, in molti casi significativo, raggiunto dalle produzioni di alcuni Paesi competitor dell’Italia’.

Le certificazioni di qualità – ha detto Luca Valdetara, responsabile divisione Dop e Igp della CSQA - rappresentano un strumento per segmentare il mercato e per creare valore al territorio. L’Italia per numero di denominazioni è il primo Paese al mondo. La Puglia con l’olio vanta 5 denominazioni, quindi si trova in una posizione di vantaggio rispetto alle altre regioni e rispetto ai Paesi europei. Ora per valorizzare al meglio la qualità dei singoli prodotti deve impegnarsi a costruire sinergie tra questi marchi collettivi’.

L’olio italiano a differenza di molti altri – ha sostenuto Pietro Quaranta, direttore dell’ICQRF Italia Sud.Est - è sottoposto ad un sistema dei controlli all’avanguardia che garantisce il consumatore e può rilevarsi un’ulteriore opportunità per gli operatori della filiera olivicola’.

Ed infine, conclude Vito Pellegrino, coordinatore di Assoproli, “Tracciabilità, qualità e certificazione rappresentano eccellenti strumenti per la valorizzazione del nostro olio extra vergine di qualità. Tuttavia, la Puglia con il 49% della produzione di olio italiano e con l’8% di quello mondiale, ha la necessità di fare sistema e di creare valore attraverso la sinergia di tutti gli attori della filiera con il supporto pieno e costante delle istituzioni. Questo l’obiettivo che la O.P. Assoproli porta avanti assistendo quotidianamente i propri associati.

Il convegno è stato moderato da Michele Peragine, presidente dell’AGAP Puglia, Associazione Giornalisti Agroalimentari dellaPuglia.

La parte finale del convegno ha ospitato un dibattito con i rappresentanti di: Collegio dei Periti Agrari, CNO (Consorzio Nazionale Olivicoltori), CIA, Confagricoltura, Agrinsieme, Copagri, Oliveti d’Italia, Co Re Pa Puglia.

La partecipazione al convegno ha previsto il riconoscimento dei CFP per: dottori agronomi, dottori forestali e periti agra.

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