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sende140218Molfetta. La tradizione popolare molfettese è ricca di aneddoti, racconti, storielle per lo più tramandati per via orale, individuati da frasi tipiche o modi dire. Uno fra i tanti è “Sènd vu léss”, frase tipica con cui spesso i bambini venivano (e lo sono ancora) rimproverati dagli adulti per aver commesso una marachella veniale, perché se si trattava di un episodio più grave, allora arrivava giù uno scappellotto o una sculacciata.

Però, Sènde vu lésse era un modo per rimproverare senza fare male, anche perché si invitava il bambino a prendere esempio dai santi che, si sa, sono santi perché buoni, pazienti, educati, volenterosi, disponibili... in poche parole “Tènghene tutte che loere”. E, per far capire ai bambini chi fossero i santi, era usanza raccontare loro la vita e le opere di questi beati in modo che ne ricavassero qualche esempio edificante. Generalmente queste storie erano raccontate dalle nonne quando, d’inverno, si stava attorno al braciere mentre si mangiava qualche fico secco o qualche fava abbrustolita nella cenere e, mentre si aspettava che le fave si abbrustolissero o i fichi secchi si ammorbidissero, le nonne raccontavano le storie e le vite dei santi o di Gesù.

Queste storie che, non essendo mai state scritte, sono andate nella maggior parte perdute. Comunque, alcune sono state raccolte e messe in rima da Pietro Capurso per essere maggiormente accessibili ad un vasto pubblico.

Da questa premessa nasce lo spettacolo sulla tradizione orale molfettese dal titolo “Sènd vu léss”, che Pietro Capurso presenterà giovedì 15 febbraio 2018 alle ore 18,30 presso la sede dell’ANEB di Molfetta in Via Cap. De Gennaro n.23.


sende140218Molfetta. La tradizione popolare molfettese è ricca di aneddoti, racconti, storielle per lo più tramandati per via orale, individuati da frasi tipiche o modi dire. Uno fra i tanti è “Sènd vu léss”, frase tipica con cui spesso i bambini venivano (e lo sono ancora) rimproverati dagli adulti per aver commesso una marachella veniale, perché se si trattava di un episodio più grave, allora arrivava giù uno scappellotto o una sculacciata.

Però, Sènde vu lésse era un modo per rimproverare senza fare male, anche perché si invitava il bambino a prendere esempio dai santi che, si sa, sono santi perché buoni, pazienti, educati, volenterosi, disponibili... in poche parole “Tènghene tutte che loere”. E, per far capire ai bambini chi fossero i santi, era usanza raccontare loro la vita e le opere di questi beati in modo che ne ricavassero qualche esempio edificante. Generalmente queste storie erano raccontate dalle nonne quando, d’inverno, si stava attorno al braciere mentre si mangiava qualche fico secco o qualche fava abbrustolita nella cenere e, mentre si aspettava che le fave si abbrustolissero o i fichi secchi si ammorbidissero, le nonne raccontavano le storie e le vite dei santi o di Gesù.

Queste storie che, non essendo mai state scritte, sono andate nella maggior parte perdute. Comunque, alcune sono state raccolte e messe in rima da Pietro Capurso per essere maggiormente accessibili ad un vasto pubblico.

Da questa premessa nasce lo spettacolo sulla tradizione orale molfettese dal titolo “Sènd vu léss”, che Pietro Capurso presenterà giovedì 15 febbraio 2018 alle ore 18,30 presso la sede dell’ANEB di Molfetta in Via Cap. De Gennaro n.23.

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