25 APRILE, L’ASSOCIAZIONE “EREDI DELLA STORIA” RICORDA I LIBERATORI DI MOLFETTA

Molfetta. L’associazione ricostruisce quanto accaduto in città dall’arrivo delle truppe alleate nel settembre del 1943 fino al 25 aprile del 1945 e invita la cittadinanza alla manifestazione in memoria dei partigiani molfettesi, che si terrà domani in Piazza Mazzini

molfettaeredidellastoria25aprile 8Domani, lunedì 25 Aprile, 77° anniversario della liberazione, in piazza Mazzini a Molfetta l’Associazione Eredi della Storia unitamente alla Confederazione delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, con la bandiera abbrunata per solidarietà con la popolazione ucraina (soprattutto donne e bambini), ricorderanno coloro i quali col Regio Esercito liberarono l’Italia dal nazifascismo e i molfettesi uccisi durante la guerra civile come: Mauro Manente, fucilato dai nazisti a Santa Giustina in colle, Tiberio Pansini, fucilato dai fascisti il 27 Aprile 1945 e il Capitano Manfredi Azzarita fucilato dai nazisti presso le Fosse Ardeatine.

Saranno esposti pannelli fotografici e documentali sulla storia molfettese e in particolare sui partigiani sopravvissuti:

  • Abbattiscianni Giovanni;
  • Abbattista Giuseppe;
  • Allegretti Graziano;
  • Brattoli Paolo;
  • Camporeale Sergio;
  • Coppolecchia Paolo;
  • De Palma Mauro;
  • Fedele Giovanni;
  • Gadaleta Antonio;
  • Lobasso Salvatore;
  • Malcangi Domenico;
  • Marino Mauro;
  • Mastromauro Giovanni;
  • Mezzina Domenico (nome di battaglia Figaro) che operò nelle Brigate Garibaldi nell’Astigiano;
  • Minervini Corrado;
  • Modugno Gaspare;
  • Orvieto Pasquale;
  • Pasculli Pasquale;
  • Petroli Pasquale (partecipò alla battaglia di Montecassino, liberando Parma);
  • Piscitelli Angelo;
  • Racanati Cosimo;
  • Salvemini Giuseppe;
  • Samarelli Mauro;
  • Squeo Paolo;
  • Sasso Amleto;
  • Tonfi Antonio;
  • Vilardi Andrea;
  • Visentini Giovanni.

Domani dopo la cerimonia istituzionale con la deposizione della corona presso il monumento ai Caduti (ore 11), il gruppo scientifico dell’Associazione Eredi della Storia sarà a disposizione per consulenze ed osservazioni a partire dalle ore 12 in piazza Mazzini.

La cittadinanza è invitata.

Durante la seconda guerra mondiale anche Molfetta subì gli effetti del conflitto. Le donne ne hanno condiviso, salvo casi rari, gli orrori. Lasciate sole a casa e senza risorse dovevano affrontare i problemi giornalieri come sfamare i figli ed accudire gli anziani abbandonati nelle proprie dimore.

In quel periodo mancava tutto; ci si doveva ingegnare per recuperare un po’ di cibo e dei vestiti per tirare avanti. Una miseria generalizzata penalizzava la popolazione; si ricorreva al baratto per ottenere in cambio beni di prima necessità. Si riciclavano i capi d’abbigliamento anziché buttarli. Gli alimentari erano distribuiti mediante una tessera che consentiva di acquistare il minimo indispensabile.

La situazione era questa all’arrivo delle truppe di occupazione (o liberazione). Certi comportamenti successivi sono spiegabili. Siamo nel settembre del 1943; la situazione italiana è complicata. Mussolini è stato arrestato, Badoglio prima dichiara che la guerra continua, poi, fatto trasferire il Re a Brindisi, firma l’armistizio a Cassibile (Siracusa) lasciando nel caos i nostri comandi militari. Le nostre donne non seppero più niente dei loro mariti e dei loro figli. Questa condizione caotica si rifletteva sulla società, ma allo stesso tempo bisognava sopravvivere.

Dal vissuto del professor Giuseppe Mezzina: “Attaccandomi alle sensazioni da me vissute all’epoca, ricordo che si viveva in un clima di ansia ed attesa di notizie; la radio non dava informazioni e ci si collegava a Radio Londra quando, dopo indicazioni contrastanti, si ebbe la certezza che stavano per entrare a Molfetta le truppe di occupazione. Io e mio padre andammo in piazza Santa Teresa e non ho mai saputo perché le truppe alleate entrarono a Molfetta venendo da Bisceglie, dirette verso Bari. Rimanendo annichiliti, osservammo la marea di mezzi che passarono per giorni e cosa portassero con loro. La folla raccoglieva quello che buttavano: farina, caffè, salsicce, coperte ed ogni altro ben di Dio. Di colpo si passò da una miseria assoluta ad un’abbondanza insperata; le massaie videro dopo anni le loro cucine e le loro dispense piene. Dopo poco tempo le truppe di passaggio divennero stanziali occupando posti e luoghi a loro necessari.

A Molfetta furono occupati: il porto, la villa comunale, il campo sportivo “Paolo Poli”, l’istituto Apicella, l’istituto “Cesare Battisti”, il Liceo, Palazzo “Cappelluti”, palazzo “De Lago”, palazzo “De Dato”, villa “Poli”, palazzo “Samarelli” in via Madonna dei Martiri. Le strade di campagna ai lati erano piene di munizioni. I liberatori familiarizzarono con la popolazione locale e organizzavano balli negli istituti Apicella e Cesare Battisti, dove insieme alle amiche soldatesse invitavano le signorine locali. Certo non tutte andavano, poche aderirono e i fanti naturalmente tentavano l’approccio, non tutti erano gentiluomini tant’è che alcune rimasero vittime di violenza.

Dalla testimonianza del Generale medico Adamo Mastrorilli: «Il circolo Ufficiali U.N.U.C.I. in via Dante fu requisito dagli inglesi e utilizzato come posto di polizia militare, affidato a 2 poliziotti inglesi e un civile jugoslavo che faceva da interprete; erano i padroni della città. Gestivano requisizioni di case, locali, terreni senza tenere un minimo conto delle lamentele della gente. Questa sede fu trasformata anche in camera di torture morali e fisiche, dopo un episodio di pestaggio a carico di un gruppo di operai molfettesi, che lavoravano nei cantieri navali sotto gli inglesi, furono portati al pronto soccorso dai carabinieri chiamati dal vicinato che sentirono le urla. Dalla direzione dell’ospedale partì subito una denuncia e i due militari inglesi furono mandati via da Molfetta. Qualcuno riuscì a salvarsi grazie alla domestica della famiglia Peruzzi, di nome Rita che era riuscita a creare rapporti amichevoli con i 2 poliziotti inglesi e a volte riusciva a dissuaderli».

 

Dal racconto della Signora Lucrezia, che affidò all’associazione Eredi della Storia la sua testimonianza nel 2002, si apprende che una camionetta inglese, nelle ore del coprifuoco, girava per tutta la città cercando di catturare qualche malcapitato. Lei, che era una ragazza e lavorava come domestica presso palazzo De Dato, fu invitata da un soldato al bar YMCA in corso Umberto a fianco del teatro La Fenice di Alfredo Spadavecchia, requisito dalle forze alleate e adibito a punto di ristoro per i militari di occupazione e off limits per gli italiani. La ragazza ingenuamente accettò, e dopo si ritrovò violentata e abbandonata in una strada di campagna. A causa di questa violenza fu ripudiata da sua madre e visse una vita infelice.

Molfetta non festeggiò la fine della guerra il 25 aprile del 1945, ma qualche giorno dopo, il 7 maggio, quando, durante la manifestazione di piazza organizzata per celebrare la liberazione della nazione dal governo nazi-fascista, fu esplosa una bomba che uccise la diciottenne Antonia De Bari, morta sul colpo, e sua sorella minore Giacomina, deceduta a distanza di sette giorni per le ferite riportate. La memoria delle sorelle De Bari uccise durante l’attentato stragista è stata onorata nei giorni scorsi dal Comune di Molfetta, che si appresta a inaugurare una strada intitolata ad Antonia e Giacomina De Bari.

L’associazione Eredi della Storia, unitamente alla Confederazione delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma di Molfetta porgono «A tutti coloro che soffrirono e si immolarono per la libertà di ciascuno di noi, un solo augurio: Viva l’Italia, Viva il 25 aprile, Viva la Libertà».

 

Last modified on Venerdì, 22 Aprile 2022 22:24

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