MOLFETTA. Il Capitano della Regia Marina Carlo Natalicchio caduto in missione umanitaria a Palma di Majorca

By Dicembre 16, 2011

storie Carlo NatalicchioMolfetta - Spagna, luglio1936. Scoppia la guerra civile. Nazionalisti anticomunisti-marxisti contro il Fronte Popolare filo-marxista, appoggiati dalla Russia. Una guerra cruenta, persecutoria contro i cristiani da parte  delle Milizie volontarie formate da comunisti e anarchici. Si scatenano con violenza contro la popolazione civile. Nei primi giorni di guerra massacrano e giustiziano senza causa istruttoria oltre 50 mila persone inermi, tra cui vescovi, sacerdoti, seminaristi, religiosi, contadini, operai che si trovavano per caso nella zona  “sbagliata” del fronte. Occupano, saccheggiano chiese e altri edifici religiosi per adibirli a depositi di ogni genere: negozi, stalle, caserme, rifugi. Una situazione intollerante e drammatica che portò Papa Pio XI a manifestare al mondo il suo dolore. L’Italia rispose all’appello e intervenne sia per questioni politiche che umanitarie inviando truppe volontarie armate.

L’ordine era di assistere profughi e abitanti dell’isola di Maiorca. Alla missione umanitaria partecipò la nave mercantile militarizzata “Barletta” della società di navigazione Adriatica, scortata da due cacciatorpedinieri, Carlo Mirabello e Daniele Manin.  La nave approdò nel  porto di Palma di Majorca per portare viveri e prodotti di prima necessità alle popolazioni spagnole. Ormeggiata, si posizionò tra le due navi militari di scorta. Alle ore 07 del 26 maggio 1937, un raid di  cacciabombardieri russi sganciò tre bombe, di cui una colpì il faro, l’altra sfiorò il Mirabella e l’ultima colpì in pieno la saletta ufficiali del Barletta, dove erano riunito tutto lo Stato maggiore. Nell’attentato morirono il comandante e sei ufficiali. Tra questi c’era un molfettese, il tenente Carlo Natalicchio, imbarcato da secondo ufficiale macchinista. Aveva 35 anni. Due giorni dopo la tragica incursione aerea, la Regia Marina ritenendo l’attentato un crimine contro l’umanità, per rappresaglia fece distruggere, a colpi di cannone del moderno incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli, la roccaforte bolscevita posta a Barcellona. Era lì presente il marò Giuseppe Scardigno, molfettese imbarcato sulla Daniele Manin. Carlo Natalicchio era nato a Molfetta il 2 gennaio 1902.  Figlio di un barbiere, era vissuto in via Annunziata. Nel 1921 si diplomò da macchinista navale presso l’Istituto Nautico di Bari. Ammesso all’accademia militare navale, dopo due anni si congedò per sposare l’insegnante Maria Porta. Entrambi provenivano da famiglie agiate. Ebbero due figli di cui uno è ancora vivente e abita a Roma. Il 14 giugno 1937, il Podestà di Molfetta invitò la cittadinanza a partecipare in forma plebiscitaria al solenne funerale di Stato che si celebrò presso la Parrocchia Sacro Cuore di Gesù. Parteciparono autorità civili e militari, le associazioni combattentistiche e d’Arma, le organizzazioni del Regime del Fascio combattenti di Partito. Formarono un immenso corteo per dimostrare l’alto spirito patriottico del caduto. Al passaggio del feretro avvolto dal tricolore, circondato da fiori e corone, lungo il percorso dalle finestre degli edifici pubblici sventolava il tricolore abbrunato con segni di lutto. Al termine la salma fu salutata con gli onori militari da una centuria di Militi e Giovani fascisti premarinai sotto la bandiera della X Mas. A breve Molfetta intitolerà una strada a Carlo Natalicchio, caduto per la Patria e per giusta causa umanitaria.

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