Redazione_Online

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gianluigidegennaro230217Molfetta. E’ un successo tutto pugliese che unisce Università, giovani ricercatori, mondo dell’ industria ed enti istituzionali. Stiamo parlando della seconda fase del progetto di individuazione di un tumore tramite il soffio in un palloncino.  Una tecnologia innovativa e non invasiva che vede tra gli altri coinvolto un chimico molfettese: Gianluigi De Gennaro.

Parte infatti la sperimentazione industriale, tempo fino al 10 marzo, di questa tecnologia che vede protagonisti i ricercatori baresi sostenuti dalla Regione Puglia, a fianco  nel progetto,  anche durante la conferenza stampa di presentazione.

Il vantaggio  di “Inside the breath” è non solo di non essere invasivo e semplice nell’ utilizzo, ma il fatto che permette di individuare il tumore allo stadio iniziale e di conseguenza agire con tempestività, fondamentale in certe situazioni perché permette percentuali di guarigioni molto più alte.

A coordinare il pool il chirurgo Donato Altomare; al suo fianco il chimico Gianluigi De Gennaro. Il progetto  sarà sviluppato su scala industriale da un raggruppamento di aziende pugliesi. Un test di screening grazie al quale sarà possibile risparmiare tempo, essenziale per salvare la vita ai pazienti, e denaro per le casse regionali.

Questa è  una delle scoperte più rilevanti dell’ultimo decennio. Sicuramente quindi si continuerà a parlare di questa intuizione semplice e allo stesso tempo geniale: applicare al respiro lo stesso approccio utilizzato per monitore la qualità dell’aria, proprio quello usato dallo stesso gruppo di scienziati per individuare  le emissioni dell’Ilva  e che ora passa alla seconda fase, quella applicativa.

Il prototipo quindi sarà realizzato su scala industriale. Le imprese del territorio quindi al servizio della medicina e della ricerca per questa tecnologia che dimostra che anche al sud si può fare innovazione e  sperimentazione.

Con questo nuovo sistema sarà più facile salvare vite umane promuovendo la prevenzione a partire proprio dalla Regione Puglia.

libro210217Molfetta. I molfettesi sono amanti della scrittura e non si discute. In tanti si cimentano con prosa e poesia, alcuni raggiungendo il successo, altri per mera soddisfazione personale.

Sabato 18 è stato presentato al pubblico del Centro culturale auditorium di Molfetta il libro "La Passattedd" di Rosa Campanale. Uno spaccato di vita sociale della nostra cittadina con tradizioni e riti semplici di vita quotidiana ormai dimenticata degli anni '50. Hanno arricchito la presentazione di Marta Pisani e Damiano D'Elia letture dal testo della giovane Adriana e canzoni e sketch in vernacolo.

Una piacevolissima serata che ha riscosso il consenso del pubblico numeroso  in sala sia per i contenuti del testo, sia per la formula scelta per presentarlo.

Così scrive la violinista Annalisa Andriani, componente di tante prestigiose orchestre: “La microstoria che ci fa comprendere la macrostoria. Un testo che consiglio anche per attingere per le ricerche scolastiche incentrate sulla tradizione locale e per riuscire a rispondere alla fatidica domanda "chiedi ai tuoi nonni come si usava un tempo...” L' auditorium di San Domenico offre sempre interessanti e piacevoli iniziative con una programmazione quanto mai variegata nelle proposte.

bosso210217Molfetta.  Ancora un prestigioso appuntamento per la II parte della rassegna jazz del The Empty Space dedicata alla tromba. Sabato 25 febbraio con inizio alle ore 21.00, sarà presentato il nuovissimo lavoro discografico di Guido Di Leone che omaggia Jim Hall, con un ospite d’eccezione: Fabrizio Bosso.

 Prende il via alla grande la seconda parte della stagione 2016-2017 del The Empty Space di Molfetta, organizzata da Andrew Sheldon e Roberta Bini, che questo trimestre è dedicata alla tromba.

Sabato 25 febbraio il trio di Guido Di Leone presenterà il suo ultimo lavoro discografico che omaggia il grande Jim Hall, con una guest d’eccezione: il trombettista Fabrizio Bosso.

A completare la formazione: Dario Deidda al  basso elettrico e Giovanni Scasciamacchia alla  batteria

“A Lonely Flower” è il titolo del nuovissimo lavoro discografico dell’eccellente chitarrista barese pubblicato per l’Abeat.

Il trio affronta il repertorio del grande Jim Hall con rispetto e personalità, basandosi sulla propria espressività, sulle spiccate capacità interattive e sull' intrigante senso dello swing. Cardine del sodalizio è il salernitano Dario Deidda, indiscutibilmente artista di riferimento per tutti i bassisti, che, insieme al batterista lucano Giovanni Scasciamacchia, dall’inconfondibile sound, sostiene e dialoga con il barese Guido Di Leone, noto studioso ed esperto della poetica di Hall, che per l’occasione sceglie di impreziosire la formazione con uno tra i migliori trombettisti della scena musicale internazionale: Fabrizio Bosso.

Tutti gli eventi della rassegna jazz vedono come media-partner Jazzitalia e saranno introdotti dal critico musicale e saggista Alceste Ayroldi.

Il prossimo appuntamento con la rassegna jazz sarà il 25 marzo con Nate Birkey Italian Quartet.

Ingresso: euro 25.

Informazioni per prenotazioni e abbonamenti: 393.8170201; 340.6436415; www.theemptyspace.eu; www.facebook.com/theemptyspace0913?fref=ts

mostramare220217Molfetta. Una mostra fotografica delle specie marineinvisibili ad occhio nudo, che vivononel plancton “molfettese”, catturate in foto scattate al microscopio è stata inaugurata sabato 18 febbraio 2017, presso la Sala dei Templari di Molfetta dove vi rimarrà fino al 26 c.m. Denominata ‘L’infinitesima bellezza del mare’, l’esposizione è stata organizzata dall’Osservatorio del Mare a Molfetta (OMM), associazione di cittadini volontari che promuove il monitoraggio partecipato ed il censimento visuale della biodiversità marino-costiera della città .

Come ha riferito Maddalena de Virgilio, presidente dell’OMM, “la mostra è il risultato dell’attività di rilevamento e classificazione delle specie planctoniche della città con particolare riguardo per l’Ostreopsis ovata, più comunemente nota come “alga tossica”, presso i luoghi del Gavetone e della Prima Cala, affollate di bagnanti durante la stagione estiva.  Allo stesso tempo, la principale fonte di informazione sull’evoluzione della situazione ecologica degli oceani è costituita proprio dal plancton, dato che esso si trova alla base della catena alimentare marina”.

Maddalena De Virgilio tiene a precisare che “Si tratta di  attività condotte con strumenti a portata di cittadino: computer, telefoni cellulari ed un microscopio austriaco del 1930 destinato alla rottamazione presso un centro di ricerca, ma rimesso in sesto e reso perfettamente funzionante grazie all’ingegnosa manualità dei volontari. L’OMM intende condividere con la cittadinanza gli esiti delle sue attività perchè è innegabile quanto l’observing condotto dai cittadini  sia molto più descrittivo  di un tipico monitoraggio pubblico ristretto dalle direttive dei protocolli istituzionali.  Ma è ancor più evidente quanto lo stesso observing riservi esperienze rassicuranti come l’affacciarsi ad una finestra  sulla bellezza del mare invisibile ad occhio nudo, un’ infinitesima bellezza inscindibile dalla speranza che il mare ce la farà.

Questa stessa bellezza dell’inimmaginabile varietà e complessità di forme marine della natura microscopica va conosciuta e va salvaguardata come patrimonio comune.

Pertanto, a conclusione dell’inaugurazione della  mostra, il canto in vernacolo molfettese della “Tarandellë du marënerë”, scritto da Menico Copertino ed interpretato per l’occasione dai Fabulanova ensemble (Menico Copertino, Vincenzo De Pinto, Helena de Pinto, Ivan Dell’Edera, Antonella Puddu), non solo ha ricordato a tutti quali tristi vicissitudini stia attraversando il nostro mare ed il popolo che di esso e per esso vive, ma ha anche attenzionato sulla loro tutela.

Dalle vicende legate al porto di Molfetta che ‘ha shkefelat’, alla questione della dispersione dei fondi ad esso destinati e che ‘Da Roma l'terris honn arrevat p' sta benn d' disonest e 'ngarcerat’, ai chiari riferimenti sulla crisi della marineria mercantile e peschereccia di Molfetta: ‘accattet u gommon - honn ditt 'o mest - E c'la varchetedd sparegn la neft.’ ‘Allass u pescherecce e và 'mbenzion - honn ditt dall'Europa all'armatore.’

Così, come la cultura della tradizione ci insegna, si affidano alla musica popolare i preziosi ruoli di catarsi attraverso la danza della ‘tarantella’ (la prima fonte storica risale ai primi anni del XVII sec. ed il ballo è legato al fenomeno del tarantismo pugliese) e di denuncia, espressione di disagio sociale e critica del sistema politico ‘locale’.

Il musicista scrive ciò che la voce del popolo dice.

Attraverso l’indispensabile lavoro svolto dall’O.M.M. e dalle associazioni culturali attente al territorio, il mare ascolta e ringrazia.

gholan200217Molfetta. E’ una storia personale, la propria vita, ma che può essere di esempio, spone e conoscenza in quanto ha tanti elementi comuni con tante altre storie di emigrazione, di fuga dal proprio Paese. Gholam Najafi, giovane immigrato afghano, autore del libro "Il mio Afghanistan" per quasi un'ora , in un ottimo italiano, ha raccontato il suo viaggio e la sua vita nel silenzio attento e partecipe di una platea numerosissima, soprattutto di giovani provenienti dagli istituti superiori di Molfetta.

L’ incontro è stato voluto da  e promosso dalla Consulta Femminile, da sempre attenta a questi temi, in collaborazione con la casa editrice La Meridiana rappresentata da Elvira Zaccagnino.

Ad introdurre la serata la presidente del sodalizio molfettese, Alina Gadaleta Caldarola che ha presentato Gholam e i temi del libro. Il giovane emigrato ha raccontato la sua vita che sembra un romanzo d’ avventure, spinto dal desiderio di lasciare una testimonianza. Sono tanti che come lui sono costretti a lasciare la propria terra per sfuggire alla guerra, alla violenza e alla fame oltre che alla morte.

A sedici anni ha imparato a leggere e scrivere, prima era un pastore e poi muratore che nel tempo libero, quando le montagne erano innevate frequentava la scuola. Da sempre però aveva desiderio di studiare, conoscere e non si è mai arreso.

Gholam ha fornito una panoramica storica e geografica delle vicende che hanno interessato l’ Afghanistan ripercorrendo le varie tappe, intrecciando le sue vicende personali a quelle del suo Paese e del mondo. Dopo la morte del padre ha deciso di lasciare la sua terra e di partire all’ avventura; più volte ha dovuto pagare nella sua vita i trafficanti fino a quando dopo la Grecia non è sbarcato in Italia, a Venezia dove vive e ha avuto il supporto di una famiglia che gli ha permesso anche di studiare.

Nonostante le traversie vissute, ha raccontato la sua vita con il sorriso, con calma, adoperando spesso la parola “testardo” , quella che lo ha portato a realizzare i suoi sogni e a diventare scrittore.

Durante la serata si è parlato anche del valore e del dovere etico e civile dell'accoglienza e dell'inclusione sociale nel nostro paese. Su questo e sulle possibili forme di intervento e di aiuto è intervenuta Marcella Chiapperino dell'Oasi 2, operatrice del progetto SPRAR che accoglie a Molfetta migranti provenienti da diverse regioni dell'Africa.

Gholan è stato fortunato, ha cambiato il suo destino; si sta ora specializzando in storia ed economia dei paesi persiano-arabi. Grazie anche alle fotografie da lui scattate, durante il suo viaggio di ritorno in Afghanistan, Gholam ha fatto immergere tutti nelle intrigate vicende storiche di questo Paese dalle diverse etnie.

Il giovane scrittore è un esempio di realizzazione positiva, di accoglienza, di solidarietà; incarna i valori più nobili e rappresenta un esempio perfetto di globalizzazione. In lui si intrecciano culture e lingue diverse di tutto il mondo, esperienze positive e negative, voglia di farcela, riscatto umano.

Visto il numero di studenti presenti, può quindi essere preso ad esempio di chi è disposto a tutto pur di studiare e dare una svolta positiva alla sua vita, combattendo, rischiando, sacrificandosi pur di giungere alla meta agognata.

carrocomici180217Molfetta. Sabato 18 febbraio alle ore 20.30 il Teatro del Carro in via Giovene ospiterà lo spettacolo: “ Quiz Quilia - Ci sono cose che si sanno. E cose che non si sanno.”

Si tratta del racconto di Franco Liuzzi dell'avvento di un genere televisivo. Il Quiz capace di modificare i modelli comportamentali degli italiani.

Per quanto possa far sorridere, l'origine del quiz attinge a piene mani da quel progetto di televisione pedagogica che tanto stava a cuore a Filiberto Guala, l'amministratore della prima Rai. Il bisogno di alfabetizzazione degli Italiani fu bene interpretato da programmi come Telescuola (1958) e Non è mai troppo tardi (1959). Ma furono gli ascolti del quiz a generare un cambiamento ed una decisiva accelerazione.


Non c'é dubbio che un ruolo strategico fu assolto da Mike Bongiorno che, reduce dalla sua esperienza negli Usa e da quella radiofonica di Un motivo in maschera (1954), introdusse un elemento decisivo, una interpretazione italiana dei format americani che attingeva a piene mani dal Varietà, dalla Rivista, dall'Avanspettacolo, dal Teatro. La presenza della valletta (sia pure muta), l'avvento degli ospiti e la messa in onda di filmati a sostegno delle domande rappresentano un'evoluzione del metodo americano e fanno del quiz televisivo italiano un programma di grande successo, capace di incidere sui modelli comportamentali dell'Opinione Pubblica.


È Fortunatissimo il primo quiz a conquistare la ribalta televisiva. Presentato da Bongiorno insieme a Adriana Serra andrà in onda dal 1954 al 1955.
Seguirà sempre nel 1955, Duecento al Secondo, quiz rimasto alla storia per essere stato sospeso per via delle punizioni a cui venivano sottoposti i concorrenti.


Ma nel 1955 prende luce Lascia o raddoppia?, rimasto nella storia per la sua formula semplice, capace di dimostrare che coloro che "le risposte le sanno" possono evolversi socialmente. Condotto da Mike Bongiorno e da Edy Campagnoli, questo quiz registra lo slittamento della messa in onda dal sabato al giovedì, per effetto della protesta dell'Associazione Nazionale Esercenti Cinematografici, che vedevano andare deserti i loro cinema.

E da allora la collocazione del quiz nel palinsesto televisivo è rimasta al giovedì.
Nel 1957 è la volta di Telematch condotto da Enzo Tortora e da Silvio Noto, che cede poi lo scettro a Il Musichiere, quiz condotto da Mario Riva che introduce nuovi elementi. Riva viene dalla Rivista ed è un padrone di casa perfetto, un amico di famiglia, capace di introdurre una nota di divertimento in un quiz.


Con Campanile Sera del 1959, Bongiorno, Tortora e Tagliani conducono il quiz nelle piazze e lo trasformano in un gioco popolare creando un coinvolgimento che va oltre la competizione territoriale.
Appartiene al 1961 l'esordio di Chissà chi lo sa, quiz riservato ai ragazzi che, sotto la guida di Febo Conti, mette a confronto la preparazione degli studenti delle superiori. Il programma otterrà uno share mai più eguagliato.
Meno fortuna ha invece Teletris, quiz del 1962 orchestrato sul gioco del filetto, presentato da Roberto Stampa e Silvio Noto.


Con Giochi in famiglia, nel 1966 Bongiorno introduce nell'agorà del quiz due nuclei familiari. Il confronto è tra genitori, tra figli, tra nonni e nipoti.
Sempre nel 1966 fa il suo esordio nel quiz Pippo Baudo con Settevoci.

In verità il varo del programma avviene in modo un po' rocambolesco ma il programma, improntato sulla musica, funziona. Nel 1970 Mike Bongiorno lancia Rischiatutto, un quiz elaborato e sofisticato che introduce il cartellone e presenta domande rese attraverso filmati. 5 lunghi anni di successo.

Con Spaccaquindici, del 1975, il quiz condotto da Baudo accoglie i primi elementi del gioco d'azzardo. E nel 1976 con Scommettiamo, Bongiorno introduce nuovi elementi che segneranno la storia del quiz.

anniventi180217Molfetta. Un interessante salto nel passato farà fare la mostra promossa dalla BPW F.i.d.a.p.a. (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari) sezione di Molfetta, che si terrà dal 5 marzo al 18 marzo 2017, dedicata agli anni ruggenti ed ai primi anni '30, attraverso un percorso fatto di oggetti e non solo, gentilmente concessi da collezionisti, che riporteranno il visitatore indietro nel tempo in un periodo caratterizzato da un' euforia generalizzata, che si potrà cogliere in maniera evidente anche negli aspetti più quotidiani: nel costume, nella moda, nella maniera di esprimersi con il proprio corpo, anche attraverso le fotografie dell'epoca.

Una nuova idea della modernità, che interessa strati sempre più vasti della società.

La tendenza al consumo di beni come: l’automobile, il cinema, la radio, ma anche il grammofono penetrarono nella vita comune modificando radicalmente, non soltanto l’organizzazione della vita, ma il modo stesso di concepirla. Gli anni de Charleston. Il ritmo brioso, le movenze sbarazzine rivelano un atteggiamento irriverente nei confronti della società, una gioiosa voglia di trasgressione. La voglia sfrenata di dimenticare

L’ inaugurazione avrà luogo il prossimo 5 marzo a partire dalle ore 18,30.

In programma: mostra di auto e moto d'epoca allestita in piazza Municipio, all'interno nella Sala dei Templari mostra di oggetti, abiti e non solo degli anni '20/30 e concerto band Billie Hard.

proterremoto180217Molfetta. Gli artisti hanno un animo sensibile e con la loro arte possono sensibilizzare alla raccolta di fondi in situazioni di emergenza, a favore di casi umani o per particolari necessità.

Proprio per questo, l’ appello a scendere in campo in prima persona è stato colto dal baritono molfettese Antonio Stragapede che metterà a disposizione la sua ugola, la sua professionalità e bravura a favore dei terremotati del Centro Italia.

Giovedì 23 febbraio alle ore 11,00 presso la Sala Giunta del Palazzo di Città del Comune di Bari si terrà la conferenza stampa di presentazione dei concerti che il Coro del Faro, diretto dal M° Paolo Lepore, dedicherà alle Città colpite dal terremoto (con raccolta fondi).

I concerti si terranno a Conversano il 2 marzo 2017 (presso la Cattedrale) e a Terlizzi (luogo e data da definire).

Il 18 marzo ad Ascoli Piceno nella Sala della Ragione presso Palazzo dei Capitani alla presenza di tutti i Sindaci delle aree colpite dal terremoto, si terrà la manifestazione-concerto conclusiva di questo tour per consegnare i fondi raccolti durante i concerti.

A questa ultima tappa prenderà parte il cantante lirico molfettese che sta realizzando diversi concerto con il maestro Lepore a cui è legato da amicizia e stima professionale.

Infatti il prossimo 2 marzo si esibirà diretto da lui anche al Teatro Norba di Conversano.

ioeoriana170217Molfetta. Visto il calibro del personaggio, Magdi Allam, non poteva essere altrimenti. In tanti, ma soprattutto tante, hanno accolto l’invito delle “ Amiche delle Amiche” a partecipare all’ incontro con il noto personaggio del mondo culturale, volto noto di tantissime trasmissioni televisive.

L’ occasione è stata la presentazione del suo ultimo lavoro letterario: “Io e Oriana” in cui raccoglie tutta l’eredità intellettuale e spirituale a dieci anni dalla scomparsa della giornalista.

Ad introdurre la serata, che si è rivelata una vera lezione di storia, religione, geografia, sociologia e non solo, è stata la referente di questa rete Carmela Minuto. Magdi Allam ha raccontato come è stato concepito questo libro, scritto a Milano, e ha descritto il carattere di Oriana Fallaci, donna molto pignola, capace di rivedere tantissime volte il testo perché doveva risultare musicale. I suoi lavori Oriana li definiva i suoi bambini non avendo avuto figli.

Non usava il computer e quelle lunghe ore trascorse con lei lo hanno profondamente segnato. Nel momento in cui infatti il libro era pronto, Oriana non diede a Magdi l’ autorizzazione di pubblicarlo perché non rappresentava il suo pensiero in quanto Allam propugnava l’ idea di un Islam moderato che la Fallaci non condivideva. Infatti a dieci anni di distanza, Magdi ha rivisto molto le sue idee, così come ha raccontato durante l’ incontro molfettese culminando nell’ adesione alle idee di Oriana.

Magdi afferma che Oriana aveva ragione nel considerare i terroristi islamici la vera rappresentazione dell'islam e nel condannare anche i sedicenti “musulmani moderati” che ci impongono la legittimazione dell'islam come religione e la costruzione delle moschee. Ha poi ricordato l’ episodio legato all’ uccisione degli italiani per mano dei musulmani, episodio questo che ancora oggi turba le coscienze.

Oriana ha dato lustro all’ Italia e al mondo , è la scrittrice che ha venduto più libri in assoluto. Aveva la fortuna di volare alto. Non si può da un lato esaltare l’ Islam e dall’ altro condannare le stragi. Magdi cercava di promuovere, viste le sue conoscenze, un Islam moderato, promuovendolo in Italia, mentre la Fallaci non voleva assolutamente sentir parlare di moschee.

Poi anche per Allam le cose sono cambiate completamente, quando è stato minacciato di morte dagli stessi musulmani, in contrasto con il Corano. E’ stato quindi costretto a rivedere le sue posizioni, a rileggere il Corano, avvicinandosi sempre di più alla posizione di Oriana.

Il Corano infatti è in contrasto con le nostre regole e leggi: non attribuisce pari dignità a uomini e donne, non difende la libertà di scelta, né tanto meno protegge la vita.

Le persone, ha continuato il giornalista, possono essere moderate, ma il Corano e l’ Islam no. Il Vangelo non ha niente a che fare con il Corano, come niente avvicina Gesù a Maometto.

Non bisogna legittimare la religione quando è foriera di episodi violenti se non addirittura di massacri, quando i contenuti sono incompatibili con il rispetto della vita e della dignità umana.

Mentre se si pubblica una vignetta irriverente sul Papa o sulla religione nel mondo occidentale non succede nulla, visto che c’è la massima libertà di espressione, se ci si comporta nello stesso modo nel mondo islamico si scatenano le stragi come è avvenuto per il giornale francese.

Gli occidentali hanno paura dell’ Islam, spesso approvano comportamenti che vanno contro i loro stessi principi. Abbiamo perso certezze, radici e ci facciamo dettare condizioni inaccettabili. Secondo Magdi ci facciamo del male e talvolta non ce ne accorgiamo nemmeno.

L’ Europa è destinata ad estinguersi a causa del basso tasso di natalità e del fatto che i Paesi dell’ Islam hanno una popolazione molto più giovane e sono tutti di religione musulmana.

C’è quindi una minaccia concreta all’ Europa, alla nostra civiltà e religione. Si sta riproponendo la stessa situazione della caduta dell’ Impero Romano. La civiltà italiana rischia di scomparire; siamo destinati ad essere colonizzati anche a causa della apertura delle frontiere agli stranieri, così come avvenne in un altro periodo storico. Anche la dissolutezza dei costumi ha contribuito alla decadenza

Ha quindi espresso molta preoccupazione per la nostra società. I vertici della Chiesa devono conoscere in maniera approfondita il mondo islamico, ha continuato, perché non si può fare parlare un Imam in chiesa, propugnando in arabo, principi contro la nostra religione.

Bisogna avere l’ onesta intellettuale che la Fallaci aveva, si deve dire la verità e difendere i principi come libertà, uguaglianza fra i sessi e in primis la stessa vita.

cozzoli150217Molfetta. Uno spettacolo multimediale nel 60° anniversario della scomparsa dello scultore molfettese

Sessant’anni fa, il 15 febbraio 1957, moriva improvvisamente lo scultore Giulio Cozzoli. Artista celeberrimo per le raffigurazioni in cartapesta dei protagonisti della Passione di Cristo, che il Sabato Santo precedono il gruppo della Pietà nella processione a cura dell’Arciconfraternita della Morte dal Sacco nero.

L’artista, nato a Molfetta nel 1882, è forse uno degli ultimi baluardi pugliesi della classicità che miravano all’imitazione del vero quale unica strada perseguibile per la fruizione del bello. La critica ed i concorsi pubblici non gli hanno consentito quella notorietà che meritava, relegandolo, per lo più, alle vicende devozionali della Settimana Santa.

Eppure la sua arte meritava molto di più. Come lui stesso malinconicamente afferma in alcuni scritti. Basti pensare all’opera più grande del nostro, la Deposizione, misconosciuta dai più.

Per celebrarne l’arte e l’uomo, la FeArT soc coop – ente gestore del Museo diocesano di Molfetta – il Teatro dei Cipis e l’associazione DOT Studio con la preziosa professionalità del fotografo Cosmo Mario Andriani ed il supporto dell’Arciconfraternita della Morte dal Sacco nero hanno previsto uno spettacolo multimediale che indaga i celebri simulacri alla luce della vicenda umana ed artistica del noto scultore. Con la referenza scientifica del prof. Gaetano Mongelli, profondo conoscitore delle opere processionali, le fonti documentarie e le rilevazioni fotografiche si animano nel racconto dell’attore Corrado la Grasta.

“Con gli occhi di Giulio Cozzoli” è una sperimentazione in cui teatro, arte, fotografia, animazione multimediale, tradizione e storia locale si fondono per promuovere il ricordo di una grande artista.

Venerdì 24 marzo la prima dello spettacolo. 31 marzo e 1 aprile le repliche.

Per non dimenticare chi ha contribuito a rendere la devozione e l’arte immortali.

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