MOLFETTA. WELCOME / GOODBYE, GOLDSCHMIED & CHIARI, ERNESTO LEAL, GRETHELL RASÚA, TONEL

By Dicembre 16, 2015

eventoMOLFETTA - A cura di Michela Casavola e Giacomo Zaza

Inaugurazione 19 dicembre 2015 ore 18.30 / Torrione Passari Molfetta (BA)

Il progetto espositivo Welcome / Goodbye, ideato e curato da Michela Casavola e Giacomo Zaza, promosso dall’Assessorato Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia e dal Comune di Molfetta, Assessorato alla Cultura e al Turismo, organizzato dall’Associazione Artistica, fa riferimento alle questioni dell’accettazione del diverso, dell’arrivo e della dipartita dell’altro.

Gli artisti, dal duo italiano di Goldschmied & Chiari, ai cubani Ernesto Leal, Grethell Rasúa e Tonel, negli spazi antichi del Torrione Passari si interrogano sulle tematiche della presenza-assenza, esistenza-dissolvimento, inclusione-esclusione, sapere-mistero. Un doppio movimento di comportamenti inusuali e uno scavo nella coscienza etica e storica del presente. Gli artisti invitati operano sul confine pericoloso ed instabile di ciò che è possibile dire e ciò che è censurabile o inaccettabile, a seconda dei diversi punti di vista sociali e politici.

Il gesto dell’artista appare come un gesto ribelle, una membrana catartica di disvelamento delle ipocrisie (Ernesto Leal, Tonel), un luogo dove transita l’ignoto sedimentato nella Storia (Goldschmied & Chiari), un racconto misterioso dove implodono ed esplodono i drammi psicologici del vivere e i malesseri quotidiani connaturati (Grethell Rasúa).

Le loro opere appaiono essere la metafora di un transito rigeneratore e irriducibile a una banale interpretazione. Essi promuovono una coscienza riflessiva attraverso l’idea di un atto espressivo in continuo movimento e spostamento. Diventano tante meteore di una costellazione da fruire e decodificare, ben oltre qualsiasi perbenismo morale.

La sala circolare del Torrione Passari quest’anno sarà dedicata ad un intervento installativo di Goldschmied & Chiari, Hiding the Elephant, pensato appositamente per lo spazio ed in dialogo con gli artisti cubani. Il duo italiano inoltre, presenta Patria, un'opera inedita per uno spazio pubblico, che verrà installata nella più grande sala a piano terra del Torrione Passari.

Artisti: Goldschmied & Chiari, Ernesto Leal, Grethell Rasúa, Tonel

Ideazione e cura: Michela Casavola e Giacomo Zaza

Promosso da: Assessorato Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia e Comune di Molfetta, Assessorato alla Cultura e al Turismo

Organizzazione, segreteria: Associazione Culturale Artistica e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Assistente curatoriale: Luisa De Palo

Luogo: Torrione Passari, via Sant’Orsola, centro storico Molfetta (Bari)

Inaugurazione mostra: sabato 19 dicembre 2015,ore 18.30

Durata Mostra: dal 19 dicembre 2015 al 17 gennaio 2016 - Ingresso gratuito

Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10.30 alle 13.00 dalle 17.30 alle 21.00

Visite guidate su prenotazione info: Luisa De Palo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Grethell Rasúa

De la permanencia y otras necesidades, 2013

Video (25'47'')

L’opera di Grethell Rasúa esplora tanto i valori estetici, etici ed economici culturalmente identificabili, legati alla percezione di ciò che viene considerato seducente o ripugnante, l’alto e il basso, quanto il senso dell’utile e della finalità delle cose attraverso una strategia relazionale rivolta alle periferie del sensoriale. L’artista attua una “ricollocazione” e una “verifica” socio-culturale di materiali considerati disgustosi a partire dall’immersione nelle sfere dell’ordinario e del quotidiano del popolo cubano. E sposta il suo orizzonte conoscitivo verso la coscienza delle energie prima del contesto collettivo, e successivamente della individualità. Il suo interesse consiste nel penetrare gli interstizi dell'essenza umana a partire da un'analisi antropologica.

Goldschmied & Chiari

Hiding the Elephant, 2015

Installazione, 32 sagome specchianti

Patria, 2011-2015

macerie, dimensione variabile

Coscienti che esiste sempre un flusso di significati e di territori inesplorati dietro la realtà fenomenica, Goldschmied & Chiari generano opere portatrici di entità tanto seducenti e poetiche, quanto sfuggenti ed estranianti. I loro interventi installativi e le loro immagini celano sempre un contatto con la vita e la storia contemporanea, con la complessità dei sistemi del mondo in cui viviamo. Non di rado attivano esercizi di pensiero e di memoria contro i processi di rimozione generalizzata e prosaica. Alcune loro opere accentuano il fascino dell’immagine lasciando trapelare una interrogazione sulle polarità opposte di natura e artificio, realtà e finzione, bellezza e contaminazione. Muovere verso un visibile dirompente comporta il riconoscimento di un retroscena.

Un’opera emblematica è sicuramente Hiding the Elephant (“Occultando l’Elefante”) pensata per la sala circolare del Torrione Passari di Molfetta in relazione e dialogo con le tematiche cubane e sudamericane. L’opera fa riferimento alla spettacolare performance del mago Harry Houdini che nel 1918 fece scomparire un elefante di fronte a migliaia di spettatori all’ippodromo di New York. Qui le due artiste mettono in relazione l’illusionismo di Houdini con le pratiche dei servizi segreti capaci di far scomparire circostanze e personalità scomode.

Hiding the Elephant appare come uno squarcio onirico che proietta una moltitudine di ritratti sospesi nell’aria, incorporei, avvolti da un fumo che invade lo spazio. Un teatro fluttuante di teste galleggianti: “maschere” impalpabili, tanto sorridenti quanto inquietanti, che ritraggono presidenti, poeti e giornalisti misteriosamente scomparsi, assassinati, o perseguitati per motivi politici. Ogni volto è un ritratto fotografico sagomato che ruota lentamente su se stesso, il cui retro a specchio riflette di continuo gli altri volti e l’architettura circostante.

Tra giochi di riflessi (cari agli effetti scenici degli illusionisti del novecento) e nuvole di fumo (ricordo del cinema surrealista di Cocteau e René Clair), tra sdoppiamenti e sguardi incrociati, nel Torrione Passari “riappaiono” importanti personalità politiche dell’America Latina o figure legate ad essa (da Salvador Allende e  Fidel Castro, a Liliana Delfino e Josè Maria Velasco Ibarra), attivisti e intellettuali impegnati. In bilico tra visibile e invisibile, l’apparizione di questi volti suggestiona a tal punto da mantenere inconciliabili le sfere del sogno e della realtà, del vero e del falso: la fluttuazione delle sagome/ritratto mantiene “vivo” lo sguardo sulle debolezze, le incertezze e i pericoli di cui è impregnata la storia umana. Inoltre riflette i volti di chi visita la mostra, riproducendo la sparizione/rimozione dalla storia dei personaggi ritratti così come delle operazioni segrete nelle quali sono stati coinvolti.

Ebbene, l’illusione della realtà è anche realtà dell’illusione. Alba e crepuscolo di un “miraggio” che porta con sé la “perversione” politica dei “crimini contro la libertà in nome della libertà” (Edgar Morin).

L’interesse di Goldschmied & Chiari non è rivolto al versante utopistico della politica, ma alla sua illusione, alle sue strategie manipolatrici, simili per certi versi alla persuasione dello spettatore da parte degli illusionisti, intenti a studiare la psicologia umana per trovare le falle dove “introdursi”. L’intera opera polarizza continuamente l’enigma della vita e la realtà della illusione.

Nell’opera Patria invece, esposta per la prima volta in un luogo pubblico per l’arte contemporanea e pensata per la grande sala a piano terra del Torrione Passari, la riflessione cade sulla necessità di un superamento delle chiusure nazionalistiche e sulle recinzioni ideologiche. La scritta “patria” in calcinacci è metafora di un concetto di nazione in frantumi, ormai superato e sgretolato, in antitesi ad una idea di baluardo e monumento inamovibile. Questa installazione site specific composta da detriti e calcinacci, apre una ulteriore riflessione sulla forza simbolica delle rovine con la loro memoria storica  contrapposta all’oblio delle macerie.

 

Ernesto  Leal

Diglosia, 2010

Video

El hueco en el discurso, 2010

Video

Castigo (repetir 100 veces), 2005

video

El hueco en el discurso è un video che riprende l’artista mentre sta per iniziare un discorso, o parlare, nell’atto di dire qualcosa o proseguire una dichiarazione orale, ma una dichiarazione che non avviene, che non si rivela. Lo spazio e l’intercalare che usiamo nella nostra argomentazione, sono gli unici momenti narrativi di questo video, ossessivo e totalmente sospeso. Dietro tale opera si nasconde il tema del non detto o del non poter dire, la questione della libertà parola e la censura dell’informazione. Ma non solo, i “tempi morti” dice l’artista, sono proprio quelli che si cerca di evitare e debellare in politica e nei discorsi ufficiali,  forse proprio perché  sono gli unici a conferire la possibilità di decifrare la verità.

 

Castigo (repetir 100 veces) _ Punishment (repeat 100 times), 2005

video, 25 sec

Il video trasmette l’immagine di una mano che con una matita scrive la frase “El pueblo no exsiste” (The people doesn't exist). Questo video si basa sulla vecchia abitudine di alcuni insegnanti della scuola cubana di costringere gli studenti a ripetere una parola o una frase come una punizione o come un modo per ricordare un’idea. In questo caso si reitera l’idea che la nozione di popolo (comunità di persone) è solo una costruzione arbitraria.

Nel video Diglosia, Ernesto Leal cattura parole di diversi manifesti che ritrova affissi o scritti per le strade cubane per costruire delle nuove frasi e ri- contestualizzare le informazioni.

In questo modo egli espone pubblicamente messaggi, attraverso parole scritte dallo Stato ma con significati che non potrebbero essere apertamente pubblici, altrimenti sarebbero censurati. Diglossia è un concetto chiave nel campo della linguistica, descrive diverse varianti di una lingua. Le interazioni e codici di comportamento di una stessa lingua variano a seconda di come sono attaccati dall'uso di una variante rispetto ad un altra.

Ernesto Leal si concentra sull’analisi dell’utilizzo sociale del linguaggio e dell’immagine, sistemi che se vengono frammentati e decontestualizzati diventano risorse sovversive. Indaga nella natura e nell’arte con un percorso che coinvolge sempre la conoscenza, attraverso la scrittura, il video, la fotografia, a volte con immagini astratte frutto della manipolazione e ricostruzione della realtà.

TONEL

Speak Truth to Power, dalla serie Blurred, 2010

Ceausescu vs. Merkozy, dalla serie Blurred, 2011

interventi a parete, acrilico

Questi disegni sono stati realizzati originariamente per la serie Blurred (2009 – 2012). La serie allude ad aspetti molto evidenti della crisi finanziaria internazionale che si è verificata alla fine del 2008 e che ha travolto il sistema bancario e i mercati finanziari del capitalismo mondiale. Ho realizzato delle opere che possono essere lette come una cronaca visiva delle profonde ripercussioni di questa crisi sull’economia mondiale. Alcune opere includono dei riferimenti diretti alle realtà economiche e politiche che sono state il risultato di queste singolari circostanze. La parola “Merkozy” testimonia la riconciliazione fra la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicholas Sarkozy durante i più forti momenti di tensione della “crisi dell’Eurozona”. Il riferimento a [Nicolae] Ceausescu – l’immagine del cappello nel disegno è ispirata ad un cappello che Ceausescu indossa in uno dei suoi più famosi ritratti –ha l’intento di riportare nel presente il politico comunista rumeno. Secondo la mia visione, è possibile e, addirittura necessario, comprendere che la storia recente delle nazioni europee è un racconto unico ed ininterrotto, che rivela un chiaro collegamento fra l’Europa della Guerra Fredda (quella di Ceausescu) e quella del post-Guerra Fredda, l’Europa “globalizzata” di “Merkozy”, nel pieno del 21° secolo.

Nella serie Blurred, ci sono altri riferimenti al mondo della finanza: l’indice Nikkei della borsa giapponese, l’indice americano Standard and Poor’s 500 e il Jackson Hole Symposium in Wyoming, dove, i banchieri più potenti al mondo, convocati dalla Federal Reserve americana, s’incontrano ogni anno. Sono inclusi anche riferimenti a piazza Tahir al Cairo, piazza Syntagma ad Atene e al disastro nucleare di Fukushima in Giappone. Nel disegno dal titolo “Speak Truth to Power”, la rappresentazione della piramide può essere interpretata come un riferimento al dollaro americano, valuta dominante nell’attuale architettura del sistema finanziario internazionale. Tuttavia, la piramide era anche un’icona importante nelle opere di artisti come Philip Guston e Saul Steinberg. Quindi il disegno unisce tali artisti a istituzioni e nazioni estremamente potenti, in un modo che potrebbe anche suggerire un paragone. Si potrebbe anche riflettere sul fatto che, tutti loro – istituzioni, nazioni, valute e gli stessi artisti –appartengono allo stesso contesto e probabilmente tutti loro sono parte di un sistema di potere in cui alcuni simboli ed icone, che loro rappresentano, possono essere intercambiabili. 

 

Goldschmied Chiari Hiding the Elephant 2015ritratto Goldschmied Chiari

Last modified on Mercoledì, 02 Dicembre 2020 13:37

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