UN MOLFETTESE IN TASMANIA: STORIA DELL’ENOLOGO ERRANTE MATTEO SPADAVECCHIA

Molfetta. Il giovane Matteo sta facendo carriera in giro per il mondo, cavalcando quell’onda di inquieta curiosità che – dice – gli ha trasmesso la sua città

matteospadavecchiaNon riesce a fare a meno di viaggiare e perciò si è scelto un lavoro che gli permette di farlo. È la storia di Matteo Spadavecchia, 27enne di Molfetta che attualmente si trova in Tasmania, incontaminata isola dell’Australia con una crescente vocazione agricola legata alla produzione del vino. Dopo aver frequentato la magistrale in Scienze Viticole ed Enologiche ad Asti, in Piemonte, Matteo è diventato a tutti gli effetti un “enologo errante” e non si è più fermato. Ha vissuto e lavorato in Germania, Francia e anche in Italia, a Pantelleria, che definisce la sua seconda casa. Le sue origini però sono molfettesi e Matteo Spadavecchia le rivendica con orgoglio.

«Chiedermi dove vivo è una gran bella domanda! Mi è impossibile trovare stabilità in un posto ben preciso – racconta Matteo Spadavecchia – e per questo mi reputo un privilegiato. Secondo i miei amici inseguo l'estate, per altri sono semplicemente un “backpacker”. Sono fortunato perché, essendo un travelling winemaker, che tradotto alla lettera significa enologo errante, viaggio molto e lo faccio per lavoro. Attualmente mi trovo in Tasmania, un'isola australiana sconosciuta ai più. Lavoro come assistente enologo per la Pipers Brook Vineyard, un’azienda collocata a nord dell'isola e a circa 45 minuti dalla cittadina di Launceston.

La vendemmia che, in questo emisfero si tiene "a stagioni invertite", si concentra nei mesi di marzo e aprile, inizierà a breve e… “can't wait!” come si dice da queste parti.
Lo staff è composto da tre ragazze argentine, un ragazzo francese, un americano e un neozelandese, tutti qui in veste di “casuals”, ovvero lavoratori stagionali come me. A noi si aggiunge un gruppo di lavoro permanente di origine australiana
».

Si dice che i molfettesi amino viaggiare, ti ci ritrovi? 

«Questo è poco ma sicuro! La conferma l'ho avuta quando nel bel mezzo di un festival latino sulla spiaggia di St. Khilda a Melbourne, mi sono imbattuto in uno stand di prodotti pugliesi. Incuriosito, mi sono avvicinato per "esaminare" i prodotti in vendita e ho chiesto ai commercianti quale fosse la loro provenienza. Che dire: Ettore e Marco preparavano panzerotti seguendo la ricetta dei loro genitori, entrambi molfettesi, i signori Introna e de Gennaro! Quant' è piccolo questo mondo».

Lavorando durante la stagione di vendemmia, Matteo rientrerà a maggio prossimo in Italia, ma sta già pianificando la prossima avventura, che con ogni probabilità si svolgerà sul suolo statunitense. Un’altra grande opportunità di crescita professionale per Matteo Spadavecchia, com’è del resto quella che attualmente sta vivendo in Australia.

«Sarò sincero – continua Matteo raccontando della sua esperienza attuale – la Tasmania e l'Australia sono due terre vicine ma molto, molto diverse tra loro. Melbourne è una città per me più famigliare, ricorda molto lo stile delle grandi metropoli europee, soprattutto Londra, mentre Sydney è sicuramente più caratteristica anche se più estesa e multietnica. La Tasmania è invece la Sardegna australiana: territori selvaggi, fauna incredibilmente diversa e vaste distese di allevamenti, coltivazioni e vigneti (tanti vigneti!), soprattutto nella zona in cui mi trovo adesso, Pipers Brook river. La mia casa dista una ventina di chilometri dal primo centro abitato ma è un posto avvolto dalla natura quindi ogni giorno è una scoperta».

Ti manca la tua città, le tue abitudini?

«Se mi manca Molfetta? Certo. Mi mancano gli affetti, le amicizie, la mia musica, il mio quotidiano. Fa strano dirlo, ma ad ogni viaggio il legame tra me e la "mia città" diventa sempre più forte. Tuttavia non mi mancano le piccolezze e la banalità in cui a volte casca "la mia città". Non mi mancano ovviamente i lati negativi, né le cattive abitudini della "mia città". Mi manca invece il mare, il sole e la mitezza delle giornate. Quando conosci qualcosa come le tue tasche, non puoi non esserne legato. Al mio rientro spero di trovare una Molfetta cambiata, una città viva e colorata. È la speranza di tutti partire per costruirsi e tornare per costruire. Vorrei che Molfetta si aprisse di più, accogliesse, fosse meno bigotta. Vorrei una città meno snob e più pulita, con parchi aperti 24h su 24 e senza recinti, con edifici colorati e non grigi, una città in cui ci sia gioia e senso civico. Tutti i molfettesi, me compreso, dovrebbero capire che se valorizzata, la nostra città potrebbe davvero risorgere. Ritornerò in piena primavera e mi auguro di ritrovare una Molfetta rifiorita, in modo da poter sorridere con ancora maggiore orgoglio, oltre che con nostalgia, quando incontrerò l'ennesimo/a molfettese in giro per il mondo».

Last modified on Mercoledì, 09 Marzo 2022 12:14

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