ABULIVIA, IL RACCONTO DI CHI È COSTRETTO A LASCIARE LA PROPRIA TERRA

By Oriana de Gennaro Maggio 05, 2022 0

Molfetta. Da opera teatrale del drammaturgo molfettese Francesco Tammacco a corto cinematografico di Michele Pinto, regista ruvese

molfettaabulivia2040522Cosa hanno in comune due artisti come Francesco Tammacco e Michele Pinto? Oltre alla passione per l'arte, e nello specifico, Francesco per il teatro e Michele per il cinema, di certo ciò che lega questi due professionisti è l'amore per la propria terra, la nostra terra, mamma Puglia, il Sud.

Quello di Francesco e Michele è un lungo sodalizio artistico e di amicizia e viceversa, come raccontano i due in un'intervista, che gentilmente ci hanno concesso in una bella giornata di primavera molfettese.

L'oggetto dell'intervista è l'ultima fatica del regista ruvese, che ha trasposto in cortometraggio l'opera teatrale di Francesco Tammacco, direttore artistico della Compagnia il Carro dei Comici, dal titolo Abulivia.

L'opera,scritta nel 2004, dal noto attore e drammaturgo nostrano Tammacco, riporta all'attenzione un tema atavico e delicato, quello dell'emigrazione cui i giovani meridionali sono costretti per trovare lavoro, molto spesso dopo un iter di studio che non ha nulla da invidiare a scuole o università del resto d'Italia.

Nel titolo Abulivia, neologismo creato da Tammacco, vi è tutta l'essenza dell'opera. Abulivia infatti, significa via dagli ulivi, gli alberi emblema della nostra amara e cara terra che sono, assieme a vari personaggi della storia, i protagonisti di questa narrazione. E, come ci fa notare Michele Pinto: «Poetica e forte è la metafora creata da Francesco, tra le nostre piante secolari che vengono sradicate per essere vendute al Nord per abbellire ville e campagne dei forestieri, e i giovani che per l'appunto sono anch'essi portati via per studio o lavoro».

In Abulivia in modo quasi onirico si raccontano attorno agli alberi di ulivo le vite e le esperienze di diversi personaggi. Si potrebbe dire che Abulivia è la rappresentazione delle due facce della medaglia della vita, il riso e il pianto. Ma questo curioso cortometraggio come dice Francesco è anche un omaggio a tutte le arti, la danza, la musica, il teatro e il cinema. E difatti alla bravura di Michele Pinto, regista pluripremiato non solo a livello nazionale ma mondiale, che invitiamo a tenere sott'occhio, il cortometraggio si avvale di una giostra di artisti dall'alta professionalità. Davanti alla camera da presa infatti, Felice Altomare, strepitoso attore, il già citato Francesco Tammacco, Rosa Tarantino, la ballerina Anna Ilaria D'avvanzo e la musica composta per l'occasione da Federico Ancona, già noto musicista e collaboratore del Carro dei Comici, in ultimo, la piccola e talentuosa Maria Francesca Tammacco.

Il cortometraggio che per il momento è in fase di montaggio, sarà trasmesso dopo l'estate su Amazon Prime e sarà assolutamente da vedere. Michele Pinto infatti ha vinto numerosissimi premi già con altri cortometraggi, tra cui Project M, nato sempre dalla collaborazione con Francesco Tammacco e che solo lo scorso mese ha vinto il premio come miglior film di fantascienza in India.

Da ex emigrata, prima per studio e poi per lavoro, nonché da molfettese che ritorna per restare nella sua amata città, è motivo di grande orgoglio ascoltare la storia di Francesco e Michele, due artisti meridionali che sono riusciti a realizzarsi professionalmente nella loro terra.

Entrambi infatti dopo molti anni anni passati al nord e nonostante interessanti inviti lavorativi, hanno scelto di seminare la loro professione qui nel nostro Sud, perché come dice Tammacco: «io sono un unicum con la mia terra, per cui se sono quello che sono e perchè anche la mia terra ha voluto che diventassi quello che sonoNoi non possiamo prescindere dagli scenari che abbiamo, dalla luce, anche da quel senso del tempo, della temporalità che ci fa figli del sud».

E oltre la luce o i colori della terra, anche l'aria è diversa, come aggiunge Michele che per anni ha vissuto in Veneto.

«Ogni volta che tornavo giù – aggiunge Michele - mi rendevo conto che volevo stare giù e ogni volta che ritornavamo al Nord, mi prendeva questo magone, una certa malinconia, perché al Nord anche l'aria è completamente diversa».

Le parole di Francesco e Michele sono sacrosante. Solo chi ha provato questo distacco può comprendere quella malinconia, quel magone che si prova quando in treno o in auto vedi gli ulivi allontanarsi da te e hai la sensazione che tendano i loro rami per riportarti indietro.

Foto gentilmente concesse da Enzo Paparella

Last modified on Mercoledì, 04 Maggio 2022 20:06

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