GIOVANI E LAVORO, LA DENUNCIA DI CLAUDIA DA MOLFETTA: «PAGATA IN PROVA 2 EURO L’ORA»

Molfetta. In un lungo post su Facebook, diventato subito virale, la giovane molfettese si sfoga e racconta dell’esperienza fatta in uno studio commercialista di Bari

molfettalavorogiovaniSoprattutto in estate si parla spesso di giovani e lavoro, delle difficoltà che hanno gli stagionali a reperire risorse e, più in generale, della mancata corrispondenza tra domanda e offerta. E mentre da un lato si punta il dito contro le misure di sostegno al reddito, o contro l’assenza di spirito di sacrificio nei giovani, dall'altro saltano fuori sempre più testimonianze di chi vive delle reali condizioni di sfruttamento sul posto di lavoro.

È del primo luglio scorso il lungo post che Claudia Coppolecchia, 22enne molfettese alle prese con un periodo di prova in uno studio commercialista di Bari, ha condiviso sulla sua bacheca Facebook. Raccontando la sua versione dei fatti in uno sfogo di denuncia, diventato immediatamente virale, si legge: «Oggi vi racconto la mia “esperienza lavorativa”, durata 11gg. È di attualità il tema sulla disoccupazione giovanile, spesso legata allo sfruttamento.  Ho vissuto, sulla mia pelle, l’ennesima conferma, come si sente in tv, che questo fenomeno non dipende dalla mancata voglia di lavorare da parte di noi giovani, ma dalla voglia di sfruttamento da parte dei datori di lavoro.

Per 11 giorni ho lavorato, 4h al giorno per un totale di 44h, in uno studio commercialista di Bari. Ero carica ed entusiasta, pronta a mettere qualche soldo da parte per togliermi qualche sfizio in più, mentre concludevo comunque i miei studi di lingue all’università di Bari. Questo nonostante la distanza di 35 km da casa, da Molfetta a Bari Poggiofranco. Mi parlano di circa 1000€ al mese ma di dover fare una settimana di prova.

Mi prolungano questa settimana a due settimane, accetto, proprio perché il lavoro iniziava ad interessarmi. Oggi, al termine delle due settimane di “prova”, la segretaria mi riferisce che mi faranno sapere tra 15 giorni consegnandomi una busta, contenente 100€. Una prova retribuita ben 2,27€ l’ora. Non mi sorprendo delle cifre vergognose che permettono a qualcosa che ha tutte le sembianze dell’abuso di essere chiamato lavoro, sebbene non sia regolato da alcuna tutela. Mi sorprendo che in Italia i diritti dei lavoratori siano scarsamente tutelati e che questa non sia una stravagante novità. E, come sempre, ad averci la peggio siamo noi ragazzi, vittime dello sfruttamento e della disoccupazione giovanile che in Italia pare irrimediabile. La domanda è: da che parte è lo Stato in tutto questo?».

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