MOLFETTA. Concluso il campionato italiano a squadre di scacchi 2013

scacchimar2011Molfetta - Si è concluso domenica 21 aprile il campionato italiano a squadre di scacchi. Per la prima volta in assoluto la nostra città è riuscita a schierare una propria rappresentativa nella serie C, grazie agli sforzi dell'associazione "Vincenzo Massari". Per orgoglio campanilistico, a differenza di quanto fatto nel 2012, la squadra si è presentata senza sponsor, con la semplice denominazione "Molfetta". Purtroppo l'epilogo è stato amaro.

Andati a Bari per vincere lʼultima gara ed assicurarsi la salvezza, i nostri sono ritornati mestamente sconfitti per 4-0, ultimi in classifica e retrocessi. Di fronte ad un risultato così netto, non ci può essere spazio per rimpianti: evidentemente non eravamo pronti per la serie C. Qualcosa di meglio si poteva certamente fare, ma la retrocessione era comunque inevitabile. La formazione quest'anno era composta, nell'ordine, da Vincenzo Fiorentino (1), Giovanni Airoldi, Giuseppe Balacco (0.5) e Cosmo De Gioia (0.5), con Pasquale La Forgia come prima riserva. Fra parentesi i punti individuali messi a segno da ciascuno giocatore nel corso del torneo.

Ed ora? Forse l'anno prossimo si riparte dalla promozione, ma c'è il rischio che la storia finisca qui. Non basta trovare 4 giocatori per iscrivere una squadra, è anche necessario avere una base di tesserati. Giusto per capirci, proviamo a contestualizzare. Quest'anno i campionati studenteschi, sia provinciali che regionali, si sono svolti proprio dietro casa nostra, a Corato il 23 marzo e ad Andria il 13 aprile. La partecipazione è stata rilevante (solo i finalisti erano oltre 350 fra ragazzi e ragazze) malgrado la crisi economica (la cosa bella della crisi è che la puoi tirare in ballo per giustificare la tua pigrizia; in realtà i giochi sportivi studenteschi sono finanziati dal CONI, quindi le scuole dovevano solo trovare qualche genitore disposto a mettere la benzina). Quanti istituti di Molfetta hanno partecipato? Nessuno. Se il contesto è questo, senza alcun ricambio generazionale, con una fobia ingiustificata per quello che è il gioco più celebrato e famoso (600 milioni i giocatori nel mondo), allora l'essere riusciti a disputare un campionato di serie C rimane comunque un risultato da incorniciare. Quando tutti gli altri hanno paura a mettersi in gioco, quei pochissimi che hanno il coraggio di farlo, pur preventivando di rimediare delle metaforiche sberle, sono da prendere come esempio.

Last modified on Giovedì, 03 Dicembre 2020 14:40

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