MOLFETTA. Per non dimenticare

truckcenter-nov2011Molfetta - Nonostante l’Italia e Molfetta siano alle prese con il day after elettorale e la Chiesa con il Conclave non possiamo assolutamente dimenticare il 3 Marzo del 2008, “La Strage della Truck Center”, la morte di Biagio Sciancalepore, Guglielmo Mangano, Michele Tasca, Luigi Farinola e dello stesso titolare dell’azienda Vincenzo Altomare. La strage definita: della solidarietà, la tempesta perfetta degli incidenti sul lavoro, la strage evitabile, la strage inutile.

La strage che doveva segnare il risveglio delle coscienze e la fine delle mille morti bianche ogni anno. Non è successo e forse non succederà mai, lo stesso presidente della Repubblica disse che la sicurezza sul lavoro era il primo punto della sua agenda ma poi purtroppo la sua agenda si è riempita di tanto altro.

Cinque vite perdute in una cisterna velenosa, un uomo, Stefano Sciancalepore padre di Biagio, che ancora combatte per la verità, ed un’Italia ed una Molfetta che si ritrova a vivere sempre lo stesso dolore, all’Ilva si continua a Morire e i parenti delle vittime della ThyssenKrupp trasformano il loro dolore in rabbia per una sentenza che manda al rogo la giustizia.

Non possiamo nemmeno dimenticare la morte di Giuseppe Rennola il piccolo imprenditore molfettese suicidatosi per non riuscir a reggere la pressione dei debiti nonostante migliaia di euro di crediti che non riusciva ad esigere, con il dolore di una moglie che dopo aver vissuto il dolore immane della perdita del marito e della distruzione della famiglia continua a vivere sulla propria pelle la mancanza di un lavoro serio e sicuro essendo una delle lavoratrici alle prese le settimane scorse con una lunghissima protesta contro le condizioni insostenibili che vivono gli addetti alle pulizie del Faschion District di Molfetta, piove sempre sul bagnato.

La CGIL continua e continuerà a battersi per l’abolizione della precarietà del lavoro contro la mancanza di sicurezza, contro la continua strage che eufemisticamente chiamiamo “morti bianche” ma sono morti nerissime con colpevoli in carne ed ossa.

Dimenticare e smettere di combattere, non essere accanto ai familiari di questo dolore equivale a sotterrare qualsiasi possibilità di cambiamento, l’ho vissuto sulla mia pelle e nel mio animo so benissimo che non basta gridare un “Mai Più” perché questo accada realmente, non basta scriverlo urlarlo e desiderarlo serve l’indignazione popolare ed il risveglio delle coscienze che trasformi la rabbia in azioni concrete di cambiamento.

Last modified on Giovedì, 03 Dicembre 2020 22:03

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